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Spotify prepara remix e cover con l’IA per gli abbonati Premium

Il servizio potrebbe arrivare nel primo trimestre del 2027 con un costo aggiuntivo di 4-5 dollari al mese. Prezzo e tempi non sono definitivi.

Di Pubblicato da Oossa: 2 min di lettura

Paulette Wooten · Unsplash

Spotify starebbe preparando un servizio che permetterà agli abbonati Premium di creare remix e cover usando brani già presenti sulla piattaforma. Il lancio è previsto, secondo il Financial Times, nel primo trimestre del 2027; la società potrebbe presentarlo in occasione dei Grammy Awards di febbraio. Spotify starebbe valutando un costo aggiuntivo di 4-5 dollari al mese, oltre all’abbonamento Premium. La data e il prezzo, però, non sono ancora definitivi.

Il progetto è ufficiale, ma non lo sono ancora questi dettagli commerciali. Spotify lo aveva annunciato insieme a Universal Music a maggio, presentandolo come una funzione a pagamento per creare versioni alternative dei brani degli artisti che aderiscono. L’idea non è generare una canzone da zero partendo da una richiesta scritta: gli utenti potranno invece modificare opere esistenti e regolarmente concesse in licenza.

Quali modifiche saranno possibili?

Gli esempi citati comprendono trasformare un pezzo folk in una versione dance o creare una cover in cui la canzone venga interpretata nello stile vocale di un altro artista partecipante. La partecipazione sarà una scelta dei singoli artisti e autori. Firmare un accordo con una casa discografica non renderà automaticamente disponibile tutto il suo catalogo: ogni artista potrà aderire o rifiutare. Secondo il Financial Times, convincere le star contemporanee si starebbe rivelando più difficile che coinvolgere alcuni artisti con cataloghi più datati.

Il piano prevede che gli artisti e i titolari dei diritti ricevano una quota del valore generato dalle nuove versioni. Spotify sta inoltre lavorando perché gli ascolti dei remix possano contribuire alle royalty e alle classifiche del brano originale, e perché i remix siano collegati chiaramente alla canzone e all’artista di partenza. La società presenta questo collegamento anche come un modo per far scoprire agli ascoltatori l’opera originale.

Un catalogo iniziale selezionato

Universal Music è stato il primo grande partner a rendere pubblico un accordo con Spotify. In seguito sono arrivate intese con Merlin, che rappresenta etichette indipendenti, con Kobalt per l’editoria musicale e con Believe e TuneCore. Le trattative con Sony Music e Warner Music sarebbero ancora in corso. Spotify ha detto che non considera indispensabile avere fin dall’inizio l’adesione di tutte le grandi case discografiche: il servizio potrebbe partire con una selezione di artisti e cataloghi.

Perché conta

Per gli abbonati Premium, il servizio potrebbe offrire un modo per creare versioni alternative di alcuni brani, ma con un costo aggiuntivo e solo per il catalogo degli artisti che partecipano. Restano da confermare prezzo, data di lancio e quali canzoni saranno effettivamente disponibili.

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