Meta ha annunciato lunedì che raccoglierà complessivamente 95 miliardi attraverso una nuova offerta azionaria. La società intende vendere 35 miliardi di nuove azioni con un’offerta pubblica garantita da un consorzio di banche, per poi raccogliere altri 60 miliardi tramite un programma «at-the-market», che prevede la vendita graduale delle azioni nel tempo. L’operazione servirà a finanziare gli investimenti di Meta nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e nella ricerca sulla cosiddetta «superintelligenza». Gli investitori hanno reagito positivamente nelle contrattazioni pre-market: dopo l’annuncio, le azioni Meta sono salite di circa l’1,6%. La società afferma che i fondi sosterranno diverse iniziative legate all’IA, dalle nuove funzionalità per le sue app all’assistente Muse, fino all’ampliamento della capacità dei suoi data center. Meta non farà affidamento solo sull’emissione di azioni. Prevede di affiancare ai nuovi capitali il flusso di cassa operativo, il debito con rating investment grade e partnership strategiche. Una combinazione simile a quella adottata da altri grandi fornitori di servizi cloud, impegnati a procurarsi l’hardware costoso e i talenti necessari per i carichi di lavoro dell’IA moderna.
Come siamo arrivati fin qui
Gli investimenti di Meta nell’IA seguono una tendenza più ampia del settore: ricorrere a capitale azionario e debito per finanziare le costose infrastrutture richieste dall’attuale boom dell’IA. Nell’ultimo trimestre, Meta ha registrato un aumento dei ricavi del 26% su base annua, a 64,60 miliardi, superando di poco le attese degli analisti, pari a 63,37 miliardi. I risultati hanno però evidenziato un deficit di flusso di cassa libero in crescita e una previsione di spesa in conto capitale più elevata. La società stima ora investimenti annuali in conto capitale pari a 135-145 miliardi, rispetto alla precedente stima minima di 130 miliardi. La nuova fascia riflette l’ambizione di Meta di ampliare i propri servizi di IA e tenere il passo con concorrenti come Microsoft, Google e Amazon, che stanno anch’essi raccogliendo ingenti capitali per costruire data center dedicati all’IA.
Cosa succede ora
La prima tranche da 35 miliardi sarà raccolta con un’offerta tradizionale garantita da un consorzio di banche: gli istituti si impegneranno a collocare un numero prestabilito di azioni a un prezzo fisso. In seguito, il programma «at-the-market» consentirà a Meta di emettere nuove azioni nel tempo, adeguando quantità e tempistiche alle condizioni di mercato. Una volta ottenuti i fondi, Meta li destinerà alle diverse iniziative previste dal suo piano per l’IA. L’agente Muse, progettato per funzionare come assistente IA personale sulle piattaforme di Meta, dovrebbe essere distribuito più ampiamente. La società intende inoltre aggiornare l’hardware dei suoi data center per gestire modelli più grandi e più attività di inferenza in tempo reale nelle sue app. Gli azionisti di Meta subiranno una diluizione: ciascuna azione esistente rappresenterà una quota leggermente più piccola della società. Meta spera però che gli investimenti nell’IA sostengano la crescita degli utili nel lungo periodo e mantengano competitive le sue piattaforme.
Perché conta
Per i piccoli investitori, l’offerta significa che saranno emesse più azioni: le quote esistenti potrebbero quindi diluirsi, anche se i fondi raccolti potrebbero finanziare una crescita capace di aumentare gli utili futuri. Per gli utenti delle app Meta, l’iniezione di capitali nell’IA potrebbe tradursi in funzionalità più rapide e avanzate, come un assistente Muse più intelligente e consigli sui contenuti migliori. Le aziende che si affidano alla piattaforma pubblicitaria di Meta potrebbero avere accesso a nuovi strumenti di IA per il targeting e la misurazione, con possibili effetti sui costi pubblicitari. La mossa segnala inoltre che le grandi aziende tecnologiche continuano a puntare con decisione sull’IA nonostante flussi di cassa più sotto pressione: il clima generale degli investimenti nel settore resta quindi solido.