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Un agente Claude ha scelto e somministrato una terapia genica a un topo

Claude Sonnet 5 ha selezionato la terapia e il punto da trattare nel cervello, poi ha azionato un dispositivo motorizzato. Un veterinario ha approvato i passaggi irreversibili e il topo si è ripreso.

Di Pubblicato da Oossa: Ultimo aggiornamento: 2 min di lettura

KOMMERS · Unsplash

Un agente di intelligenza artificiale chiamato Claude Sonnet 5 ha selezionato una terapia genica, scelto dove iniettarla nel cervello di un topo e azionato un dispositivo chirurgico motorizzato durante l’intervento. Il topo era un modello di epilessia con crisi epilettiche indotte. L’agente aveva il compito di ridurre le crisi, secondo Gabriel Ocana-Santero, cofondatore di Exin Therapeutics e dottorando all’Università di Oxford, che ha descritto l’esperimento su X.

Il team ha messo a disposizione dell’agente 19 terapie geniche tra cui scegliere. L’agente ha analizzato l’origine delle crisi in questo modello murino, selezionato una terapia pensata per potenziare i segnali inibitori nel cervello e individuato una struttura cerebrale che, secondo la ricerca, è all’origine di questo tipo di crisi. Ha scartato un altro possibile bersaglio, citando dubbi sull’affidabilità degli effetti e uno studio in cui quel bersaglio non aveva funzionato contro lo stesso tipo di crisi.

Com’è andata la procedura?

L’agente ha consultato tre articoli scientifici per determinare le coordinate dell’iniezione, confrontato i punti di riferimento indicati e calcolato la media dei valori. Ha inoltre impostato il volume e la velocità dell’iniezione, oltre ai tempi di attesa. Durante l’intervento ha osservato il flusso video di una telecamera e fatto 32 rilevazioni, anche per verificare la presenza di sanguinamento, racconta Ocana-Santero.

La sicurezza è rimasta sotto la supervisione umana. Un veterinario abilitato ha approvato ogni passaggio irreversibile e un arresto di emergenza fisico poteva togliere corrente ai motori del dispositivo. Il sistema aveva anche limiti preimpostati, tra cui un volume massimo d’iniezione che l’agente non poteva superare.

Una misura di sicurezza ha interrotto la procedura. Dopo la perdita della connessione, l’agente ha calcolato che il punto da raggiungere era fuori dal raggio d’azione del dispositivo e si è rifiutato di proseguire, anche dopo che il team aveva provato a ricalibrarlo. L’agente aveva ragione: le regolazioni manuali effettuate in precedenza avevano compromesso il sistema di controllo. Alla fine Ocana-Santero ha dovuto correggere il codice a mano.

Una dimostrazione, non un risultato clinico

Ocana-Santero afferma di non conoscere casi precedenti in cui un agente di intelligenza artificiale abbia scelto sia una terapia sia un bersaglio cerebrale, per poi somministrare la terapia a un mammifero vivente. La differenza, spiega, è che nei sistemi chirurgici robotici è una persona a scegliere l’intervento, mentre il robot lo esegue. Il topo si è ripreso bene, dice, ma i risultati dell’esperimento non sono stati sottoposti a revisione paritaria; è attesa una relazione tecnica.

La scelta del modello ha messo in luce anche un problema pratico. Sonnet 5 è stato l’unico modello provato dal team ad accettare di portare a termine la procedura sull’animale, dall’inizio alla fine. Claude Opus 5.5 e Opus 5 si sono rifiutati. Opus 5 ha dichiarato di non poter garantire il completamento dell’intervento e che fermarsi con un ago nel cervello dell’animale anestetizzato avrebbe potuto essere peggio che non iniziare. L’episodio mostra sia quanta responsabilità possa assumersi un sistema di intelligenza artificiale in laboratorio, sia come un rifiuto possa avere conseguenze quando una procedura è già in corso.

Perché conta

Per chi fa ricerca in laboratorio, la dimostrazione suggerisce che un agente di intelligenza artificiale può scegliere una terapia e il bersaglio da trattare, oltre ad azionare le attrezzature di laboratorio, invece di limitarsi a seguire il piano chirurgico di una persona. Ma il rifiuto dell’agente ha anche interrotto una procedura delicata, e quanto raccontato non dimostra che la terapia abbia ridotto le crisi né che questo sistema sia sicuro o affidabile al di là dell’esperimento.

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