Un giudice federale ha condannato Michael Smith a 18 mesi di carcere per un sistema che gonfiava i dati degli ascolti con migliaia di account falsi e brani creati dall’IA, che imitavano artisti famosi come Taylor Swift. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) afferma che la truffa ha sottratto royalties ai musicisti reali, che attingono allo stesso fondo di ripartizione su servizi come Spotify e Apple Music. Smith dovrà inoltre rinunciare agli 8.091.843,64 dollari guadagnati con l’attività illegale.
Come funzionava il sistema
Smith ha creato circa 10.000 account bot che riproducevano ripetutamente brani generati dall’IA, pensati per somigliare ai successi del momento. Ogni ascolto produceva una piccola royalty, ma l’enorme numero di riproduzioni ha fruttato milioni. Poiché le piattaforme di streaming calcolano i pagamenti in base al totale degli ascolti di tutti gli utenti, le riproduzioni false riducevano la quota destinata agli artisti legittimi.
Perché conta
Per gli appassionati di musica, il caso dimostra che gli ascolti artificiali possono ridurre le royalties destinate agli artisti reali, lasciando meno soldi a chi ha creato le canzoni che amiamo. Segnala inoltre che le autorità sono pronte a imporre pene severe, un possibile deterrente per truffe simili in futuro.