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Licenziati da OpenAI, ricercatori lanciano un allarme sulla sicurezza

Tre ricercatori licenziati dal team di sicurezza dell’IA negano le accuse di condotta scorretta e temono che i licenziamenti scoraggino il lavoro interno sulla sicurezza di OpenAI.

Di Pubblicato da Oossa: 1 min di lettura

ThisisEngineering · Unsplash

La scorsa settimana OpenAI ha licenziato tre ricercatori che si occupavano di sicurezza: Jasmine Wang, Tomek Korbak e Mikita Balesni. L’azienda ha dichiarato che avevano violato le policy trattando informazioni riservate. I tre hanno risposto con una lettera aperta in cui respingono le accuse e avvertono che il loro licenziamento potrebbe indurre altri dipendenti a non sollevare problemi di sicurezza o a non collaborare con esperti esterni.

Cosa dice la lettera

Nella lettera indirizzata al Comitato per la sicurezza e la protezione di OpenAI e ai gruppi consultivi, i ricercatori sostengono di aver agito nel rispetto delle prassi esistenti mentre collaboravano con gruppi esterni che si occupano di sicurezza. Negano di aver divulgato dettagli interni sui modelli più recenti di OpenAI, compresa una storia su «architetture meno monitorabili». Wang aggiunge che la presunta violazione — l’accesso all’email di un dirigente — è avvenuta quando ha aperto per errore una casella di posta delegata, e che ha segnalato subito l’accaduto.

La risposta di OpenAI

OpenAI non ha risposto pubblicamente alla lettera, ma ha condiviso con TechCrunch una nota interna che elogia il contributo dei tre dipendenti e afferma che i licenziamenti non sono stati una ritorsione per le loro prese di posizione sulla sicurezza. La nota dice che l’azienda «incoraggia sempre» a sollevare problemi. OpenAI non ha chiarito quali specifiche policy siano state violate né come tuteli i dipendenti che collaborano con revisori esterni.

Perché conta

Se i dipendenti di OpenAI temono di essere licenziati per aver parlato con gruppi esterni che si occupano di sicurezza, potrebbero smettere di segnalare i rischi, rallentando così l’individuazione di comportamenti pericolosi dei modelli. La vicenda mette inoltre in luce come regole interne poco chiare possano ostacolare la collaborazione tra ricercatori sulla sicurezza in tutto il settore.

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