Un gruppo guidato da Michal Irani del Weizmann Institute of Science ha sviluppato un sistema di IA capace di ipotizzare che cosa stia guardando una persona analizzandone una scansione cerebrale, per poi generare un’immagine molto simile all’originale. Il sistema funziona anche al contrario: può prevedere l’attività cerebrale che deriverebbe dalla visione di una determinata immagine. La scoperta è stata presentata alla conferenza Cognitive Computational Neuroscience, a New York, nel settembre 2026.
Come funziona il sistema
I ricercatori hanno addestrato un «decodificatore» sui dati fMRI di otto volontari, ciascuno dei quali ha osservato circa 9.000 immagini all’interno di uno scanner ad alta risoluzione. Il decodificatore ha due componenti: una prevede la disposizione di colori e forme, l’altra il contenuto, per esempio «un casco di banane». Un modello di diffusione, un tipo di IA che trasforma pixel rumorosi in un’immagine nitida, genera poi l’immagine finale. Per superare la scarsità di dati abbinati di scansioni e immagini, i ricercatori hanno addestrato anche un «codificatore» che prevede l’attività cerebrale a partire da qualsiasi immagine, consentendo ai due modelli di migliorarsi a vicenda in un processo iterativo.
Perché è importante
Il nuovo decodificatore ha bisogno di appena un’ora circa di dati fMRI per una persona mai esaminata prima, mentre gli strumenti precedenti ne richiedevano all’incirca 40: la scansione costa $600-$1,000 all’ora. Questo rende la tecnologia più accessibile ai laboratori di neuroscienze e, in futuro, potrebbe aiutare chi non è in grado di parlare, per esempio le persone con sindrome del chiavistello, a comunicare trasformando l’attività cerebrale in immagini.
Perché conta
Per i neuroscienziati, ridurre i tempi di scansione significa poter condurre studi in modo più rapido e meno costoso, aprendo la strada a un maggior numero di esperimenti sull’elaborazione visiva. Per le persone con gravi disabilità motorie, il metodo lascia intravedere una futura possibilità di comunicare i propri pensieri senza parlare, anche se serviranno ancora anni prima che esistano dispositivi pratici.