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Claude Science crea la prima mappa completa del cielo nell’ultravioletto

Lo strumento di Anthropic ha unito decenni di dati dei telescopi spaziali e colmato le lacune, realizzando una mappa UV completa del cielo.

Di Pubblicato da Oossa: 1 min di lettura

Patrick Hendry · Unsplash

L’8 ottobre 2026 Anthropic ha annunciato che il suo strumento di ricerca basato sull’IA, Claude Science, è stato usato per realizzare la prima mappa completa del cielo nella luce ultravioletta (UV). L’astrofisico Brice Ménard, della Johns Hopkins University, ha guidato il sistema nella raccolta di tutti i rilevamenti UV pubblici, nella loro calibrazione e nella stima delle aree mancanti. Circa un terzo della mappa finale — perlopiù il piano galattico — è stato ricostruito con una tecnica di IA chiamata inpainting, che apprende dai dati circostanti quale aspetto dovrebbe avere l’emissione UV.

Come è stata realizzata la mappa

Claude Science ha coordinato una serie di agenti di IA che hanno scaricato dati da missioni come GALEX della NASA, che aveva coperto circa il 75 % del cielo, e da altri rilevamenti più limitati. Gli agenti hanno ripulito i dati, rimosso il riverbero delle stelle più luminose e calibrato i diversi strumenti su una scala comune. Per le zone mai osservate da alcun telescopio, il sistema ha usato l’inpainting per formulare stime che, secondo il ricercatore, si discostano in media di circa il dieci per cento dalle misurazioni reali.

Perché è importante

La mappa offre a insegnanti e studenti una visione completa del cielo nelle diverse caratteristiche UV — nubi di polvere, regioni di formazione stellare e resti di supernova — che prima si potevano mostrare solo in porzioni frammentarie. Per gli astronomi, disporre di un riferimento UV continuo potrebbe accelerare gli studi sulla formazione stellare e sulla struttura galattica, anche se le aree stimate devono ancora essere verificate in modo indipendente.

Perché conta

Gli studenti possono ora osservare l’intero cielo nell’UV, anziché solo porzioni discontinue, e comprendere più chiaramente argomenti come la polvere e la formazione stellare. Gli astronomi hanno a disposizione un riferimento già pronto che potrebbe ridurre il tempo necessario per raccogliere e ripulire i dati, anche se dovranno comunque verificare le parti ricostruite dall’IA con osservazioni future.

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