Un recente studio della società di ricerca Mercur (nel testo originale, Mercor) ha messo a confronto 12 CPA abilitati e diversi modelli di IA su una serie di attività contabili. I modelli di IA hanno risolto i compiti quasi senza errori, superando i commercialisti in velocità, precisione e costi. Tuttavia, non sono ancora in grado di completare un intero ciclo di attività contabili senza che una persona supervisioni le fasi finali.
Cosa ha mostrato il test
Il benchmark utilizzava versioni semplificate delle attività dell’APEX Accounting Benchmark, una raccolta di 160 compiti distribuiti tra 10 aziende simulate. Il modello migliore, Claude Opus 5.5, ha soddisfatto il 61.8 % dei criteri di valutazione, seguito da vicino da Fable 5.1 con il 61.0 % e da GPT‑6 Astra con il 57.9 %. Nello stesso test, il CPA medio ha ottenuto circa il 37 % lavorando senza l’aiuto dell’IA. Lo studio osserva che nessun modello ha raggiunto la soglia del 60 % necessaria per chiudere i libri contabili in autonomia.
Perché i commercialisti servono ancora
Mercor sottolinea che il benchmark si concentrava su attività in cui l’IA è efficace, come individuare dettagli e seguire istruzioni precise. Escludeva invece aspetti del lavoro che richiedono giudizio umano, per esempio parlare con i clienti, coordinarsi con i colleghi e applicare anni di conoscenze contestuali. Per queste lacune, i commercialisti restano indispensabili per la revisione finale e le decisioni, anche se l’IA può occuparsi della maggior parte del lavoro basato sui dati.
Perché conta
Per le piccole imprese, l’IA può accelerare la contabilità ordinaria e ridurre i costi, ma serve ancora un commercialista per verificare e chiudere i libri contabili. Le aziende possono quindi aspettarsi guadagni di produttività, ma devono mettere a budget la supervisione di un professionista per garantire conformità e precisione.