In Arizona i residenti si stanno organizzando contro i grandi progetti di data center, preoccupati che consumino acqua ed elettricità scarse senza offrire benefici economici duraturi paragonabili a quelli del produttore di chip TSMC. Il contrasto è evidente a Phoenix: il complesso dell’azienda in Arizona consuma quasi 5 milioni di galloni di acqua municipale al giorno e ha creato oltre 3.500 posti di lavoro, mentre le nuove proposte di data center suscitano proteste e verifiche più approfondite.
Al centro dell’attenzione c’è Project Blue, un data center previsto su un terreno di 290 acri vicino a Tucson. Dopo che i residenti hanno affollato le assemblee pubbliche per opporsi al progetto, il consiglio comunale di Tucson ha votato contro l’annessione dell’area, un passaggio inizialmente presentato come necessario per l’accordo. Beale Infrastructure, la società che sviluppa il progetto, ha comunque proseguito. L’Arizona ha autorizzato due pozzi, dai quali si potrebbero prelevare fino a 31 milioni di galloni di acqua di falda all’anno per la costruzione. Beale afferma che, una volta operativo, l’impianto userà acqua soltanto per esigenze ordinarie, come i servizi igienici e le cucine.
Beale ha modificato il progetto, passando dal raffreddamento ad acqua a quello ad aria a circuito chiuso. L’azienda sostiene che il cambiamento non aumenterà il consumo energetico complessivo del progetto. I critici obiettano che il raffreddamento ad aria potrebbe far crescere indirettamente il consumo d’acqua, perché anche le centrali elettriche ne hanno bisogno. Secondo quanto riferito, Amazon si è ritirata come potenziale cliente dopo il cambiamento; Beale non ha dichiarato se abbia trovato un altro cliente.
Perché è cambiato l’atteggiamento
Il successo di TSMC ha contribuito a far apparire lo sviluppo industriale come una strada verso posti di lavoro e investimenti. Le previsioni di spesa dell’azienda in Arizona sono passate da $12 billion a $265 billion e TSMC ha costruito due fabbriche di chip, mentre una terza è in costruzione. I primi data center, invece, passarono quasi inosservati anche perché, come ha osservato Christine Mackay, responsabile dello sviluppo economico di Phoenix, i primi sembravano «piccoli e graziosi edifici per uffici».
I progetti più recenti sono più grandi e visibili e spesso vengono proposti su terreni rurali o desertici. I residenti li valutano anche alla luce dei limiti idrici dell’Arizona: si prevede che lo Stato perderà quasi il 30 percento dell’acqua che riceve dal fiume Colorado. A Tucson, l’opposizione locale ha portato a norme comunali più rigide, mentre la contea di Pima ha imposto una sospensione di 120 giorni sui nuovi progetti di data center. Queste misure non hanno fermato Project Blue, i cui lavori sono proseguiti tra proteste e controversie sull’acqua usata nel sito.
Perché conta
Per i residenti di Tucson, la questione è se un grande nuovo impianto possa andare avanti attingendo alle risorse idriche ed energetiche locali, anche dopo che la città ha respinto l’annessione dell’area in cui sorgerà. Beale afferma che i pozzi serviranno per la costruzione e che, a regime, il consumo d’acqua sarà limitato, ma il progetto prosegue e il nome del futuro cliente non è stato reso noto.