Almeno tre dei Big Five, i cinque maggiori editori statunitensi — HarperCollins, Simon & Schuster e Hachette — hanno introdotto senza clamore strumenti di IA generativa come Claude, ChatGPT e Jasper nelle attività quotidiane. Secondo i dipendenti, i software vengono usati per scrivere testi promozionali, preparare lettere di rifiuto, progettare copertine e creare video di marketing. L’introduzione degli strumenti è stata promossa dai vertici aziendali, senza una politica pubblica, e a molti dipendenti è stato chiesto di fare da «AI Champion» e individuare nuovi possibili utilizzi.
Come si vive dall’interno la spinta a usare l’IA
I dipendenti raccontano di sessioni mensili di brainstorming in cui è stato detto loro che le preoccupazioni per le conseguenze legali, etiche o ambientali erano «il prezzo da pagare per fare impresa». Alcune divisioni hanno persino offerto premi in denaro per le migliori idee su come usare l’IA — Simon & Schuster ha messo in palio 10.000 dollari nel maggio 2024 — per poi ritirare l’iniziativa dopo le proteste interne. In tutte e tre le case editrici, i dipendenti riferiscono che testi promozionali generati dall’IA compaiono ormai su Amazon, Goodreads e sulle quarte di copertina, e sospettano che gli editor usino l’IA per scrivere le email di rifiuto. Le aziende sostengono che gli strumenti servano solo a scopi operativi e vietano l’uso di IA non verificata, ma il confine tra attività operative e creative resta sfumato.
Cosa può significare la disputa per autori e lettori
Gli agenti letterari hanno iniziato a inserire nei contratti clausole che vietano l’uso dell’IA, temendo che gli editori possano caricare manoscritti inediti su modelli aperti, che potrebbero condividerne il testo con fornitori esterni di IA. I Big Five affermano di sostenere l’IA quando aiuta i libri a raggiungere più lettori, ma non approvano che venga usata per comunicare direttamente con gli autori. La tensione mette in luce una frattura crescente: i grandi editori puntano a guadagnare efficienza, mentre molti editor, addetti stampa e agenti sostengono che il giudizio umano e la trasparenza siano essenziali per mantenere la fiducia nel processo editoriale.
Perché conta
Per gli autori, l’uso non dichiarato dell’IA potrebbe influire su come viene promosso il loro lavoro e persino su come sono scritte le lettere di rifiuto, forse a loro insaputa. Per i lettori, i testi promozionali generati dall’IA potrebbero cambiare il tono e l’autenticità delle descrizioni dei libri su cui fanno affidamento per scegliere cosa leggere. La disputa mostra inoltre che il morale del personale è in calo, con possibili ripercussioni sulla qualità delle decisioni editoriali delle grandi case editrici.