Mercoledì il giudice distrettuale federale Amit Mehta ha respinto due cause antitrust intentate da Chegg e Penske Media Corporation. Entrambe le società accusavano Google di sottrarre traffico ai loro siti con funzioni di ricerca basate sull’IA chiamate AI Overviews. Il giudice ha affermato che gli editori avevano soltanto un’«aspettativa» di ricevere traffico, non un accordo legale, e che il diritto antitrust non può sostituirsi a una nuova legge.
Le accuse nelle cause
Chegg e Penske sostenevano che Google costringesse gli editori a fornire gratuitamente i propri contenuti per comparire negli AI Overviews, minacciando di escluderli dai risultati di ricerca in caso di rifiuto. Secondo le società, questa pratica aveva danneggiato i loro ricavi, perché meno utenti cliccavano per visitare le loro pagine.
La situazione attuale
Secondo un articolo di The Information, Google afferma di pagare circa 100 editori nell’ambito di un programma pilota per i contenuti usati in AI Overviews, AI Mode e Gemini. Il giudice ha riconosciuto le preoccupazioni degli editori, ma ha detto che le norme antitrust non sono lo strumento adatto per affrontare l’impatto economico delle nuove tecnologie.
Perché conta
Per gli editori, la decisione significa che non possono ricorrere al diritto antitrust per costringere Google a pagare per il traffico perso a causa di AI Overviews. Indica inoltre che eventuali compensi arriveranno probabilmente da accordi separati o da future leggi, non dai tribunali. L’impatto pratico per gli utenti comuni è minimo: continueranno a vedere riepiloghi generati dall’IA nei risultati di ricerca.